Arezzo Poesia 2008

 Arezzo Poesia 2008 

 

Cosimo Cinieri

“Nella cella del vino mi introdusse”, così celebra il Cantico dei Cantici.

Non c’è alimento più antico, tranne il miele.

Nella tradizione biblica il nettare prelibato è legato alla gioia. Per tutti i popoli, il vino è il tramite per comunicare con il divino nei riti iniziatici. Noè, il solo uomo giusto agli occhi di Dio e degno di essere salvato dal diluvio, sceso dall’arca, per prima cosa ringrazia il Signore, poi pianta una vite da cui ottiene del vino con cui si ubriaca. Per gli Ebrei il vino simboleggia l’aspetto piacevole dell’esistenza, l’amicizia, l’amore, l’esultanza, e viene utilizzato anche per designare la gioia celeste. La coppa di vino utilizzata nel rito pasquale rappresenta la nuova alleanza tra l’uomo e Dio.

Nonostante tutte le religioni gli abbiano attribuito un valore sacro, il vino, così intimamente legato ai culti pagani, è stato in alcuni casi proibito. Per Israele, essendo portatore di ebbrezza, il vino è anche il simbolo dello smarrimento che Dio manda agli uomini e alle nazioni infedeli e ribelli, per punirli. Talvolta rappresenta la collera di Dio. Era proibito anche agli dei infernali, perchè gioiosa bevanda dei vivi; e così a Mnemosine e alle Muse perchè turba la memoria. Per i cristiani non abbiamo un esplicito divieto, anzi, svolge un’importanza decisiva nel rito dell’Eucaristia. Il vino è  il Sangue del Cristo. Ma è vietato eccedere, la strada da seguire per l’accesso al regno dei cieli è la moderazione.

Ma proprio in virtù dell’ebbrezza che provoca, in alcune tradizioni semitiche –ma non solo- il vino è anche simbolo di conoscenza. E nel sufismo rappresenta altresì l’amore e il desiderio ardente.

Per i mistici musulmani è la “bevanda dell’amore divino”.

Nell’antica Grecia sostituiva il sangue di Dioniso ed era considerato la bevanda dell’immortalità. Lo stesso ruolo aveva nel taoismo in complicati rituali. In Cina il vino di riso, mescolato al sangue durante il giuramento e assunto come bevanda dalla comunità, permette di raggiungere “l’età di novantanove anni”. E quindi era per colore e carattere, bevanda di vita e di immortalità. Presso le sette sciite dell’Anatolia, il raki, bevanda alcolica sacra, è chiamato latte di leone, e il leone, per gli Sciti, è un epifania del Dio.

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