Ospiti

ETHAN CANIN

I primi racconti brevi di Ethan Canin , raccolti in Emperor of the Air quando aveve 27 anni, spiccano nel mondo della letteratura. I suoi cinque romanzi successivi, Blue River, For Kings and Planets, The Palace Thief, Carry Me Across the Water e America America affermano la sua reputazione di autore tra i più raffinati. Ha conseguito premi letterari assegnati in passato a personaggi del calibro di Robert Penn Warren, Elizabeth Bishop e Philip Roth. Ethan si è laureato in scienze anglosassoni all'Università di Stanford, dove ha cominciato come ingegnere meccanico. Nel 1982 ha partecipato allo Iowa Writers' Workshop all'Università di Iowa. Due anni dopo ha lasciato Iowa per un Master in Belle Arti, considerandosi un fallimento nella scrittura. Durante il suo primo anni lì ha scritto Emperor of the Air, pubblicato due anni dopo. Si è concesso, dopo quest'ultima pubblicazione, una pausa di 7 anni, viaggiando nel Sud America prima di ritornare a stabilirsi di nuovo a San Francisco.

Ha conseguito la laurea in medicina nel 1991, divenendo parte del reparto di medicina interna all'Università della California. Ha continuato a scrivere e a praticare medicina,  decidendo tuttavia di focalizzarsi sulla sua vita professionale e concentrarsi sulla scrittura. Con due amici, Ethan ha dato inizio al The Writers' Grotto in San Francisco, uno studio di 19 scrittori e produttori cinematografici che attualmente è di enorme successo.

IL LIBRO
America America

Ethan Canin dimostra in questo libro di conoscere benissimo ciò che alcuni grandi scrittori del suo Paese - pensiamo a Faulkner o a Philip Roth - hanno saputo: che tutto è raccontabile perché tutto è degno di racconto, e come nella vita anche nel romanzo, il privato e il pubblico, la purezza e l'orrore, l'amore e la violenza non possono non intrecciarsi. Il loro intreccio è il senso di ogni storia universale. Protagonisti, una grande famiglia di imprenditori progressisti, i Metarey; un giovane di modesta estrazione, l'io narrante Corey Sifter; un politico dai grandi ideali e dall'umanità controversa, Henry Bonwiller; e indimenticabili figure di donne - le "protagoniste profonde" - che ne costellano le vite. In tutti i personaggi, il sogno americano, e universale, di redenzione pare avverare un proprio aspetto, ma al contempo mostrarne la sua inevitabile corruzione e decadenza.
SIC - SCRITTURA INDUSTRIALE COLLETTIVA

Scrittura Industriale Collettiva (SIC) indica un METODO di SCRITTURA COLLETTIVA e la COMUNITÀ APERTA di SCRITTORI che lo utilizzano. Il metodo è stato ideato nel 2007 da Gregorio Magini e Vanni Santoni. Con l'uso di questo metodo, improntato all'efficacia e all'efficienza, si intende:
- far diventare la scrittura collettiva dei piccoli gruppi una prassi letteraria.
- scrivere un grande Romanzo Aperto, un libro collettivo da centinaia di utenti, che sia innanzitutto un buon libro.
- dare vita a una rete di lettori e scrittori attenti all'innovazione e sensibili al tema della condivisione del sapere.

Il metodo in breve

1. Tutti gli scrittori scrivono tutte le parti del racconto/romanzo.

2. Gli scrittori sono guidati da uno o più "Direttori Artistici", che si occupano di selezionare e uniformare il materiale scritto.

3. La scrittura avviene attraverso la compilazione di "Schede", ognuna delle quali tratta un aspetto della produzione (un personaggio, un luogo, una scena, ecc).


PONTIAC, STORIA DI UNA RIVOLTA
Il reading/concerto di Wu Ming 2 ispirato al romanzo Manituana

Un testo inedito, 12 letture che insieme alla musica raccontano la cosiddetta rivolta di Pontiac del 1763, sollevazione indiana contro la Corona Britannica che ha molto da dirci sugli Imperi di oggi e le nuove Guerre di Frontiera. Un ulteriore capitolo nell’indagine che Wu Ming conduce da anni sulle vicende dimenticate di uomini e donne in rivolta. Pontiac espande l’universo narrativo di Manituana, partecipa allo stesso sforzo transmediale, ma rimane autonomo e indipendente, come lo sono altre tessere dello stesso mosaico. Per godere questo spettacolo di cantastorie, non è fondamentale aver letto il romanzo. Chi lo ha fatto potrà cogliere legami e raggomitolare fili d'Arianna. Tutti gli altri ascolteranno comunque una storia completa, dove parole e musica stanno sullo stesso piano, in un'interazione molto più simile a un concerto che a un monologo teatrale. Le musiche sono composte ed eseguite dallo stessa band che ha orchestrato il reading tratto da Guerra agli Umani di Wu Ming 2

Egle Sommacal chitarre
Paul Pieretto elettronica, basso, tastiera, contrabbasso
Stefano Pilia chitarra
Federico Oppi batteria, percussioni

Il racconto è a cura di Wu Ming 2.
FRANCO BUFFONI
 
Franco Buffoni (Gallarate 1948), vive a Roma. Esordisce come poeta nel 1978 su Paragone presentato da Giovanni Raboni. Ha pubblicato le raccolte di poesia Nell'acqua degli occhi (Guanda 1979), I tre desideri (San Marco dei Giustiniani 1984, Premio Biella), Quaranta a quindici (Crocetti 1987), Scuola di Atene (Arzanà 1991, Premio Sandro Penna), Adidas. Poesie scelte 1975-1990 (Pieraldo editore 1993), Suora carmelitana e altri racconti in versi (Guanda 1997, Premio Montale), Songs of Spring. Quaderno di traduzioni (Marcos y Marcos 1999, Premio Mondello), Il profilo del Rosa (Mondadori 2000, Premio Betocchi), Theios (Interlinea 2001), Del Maestro in bottega (Empiria 2002, Premio Pascoli e Premio Pavese), Guerra (Mondadori 2005, Premio Dedalus della critica e Premio Pasolini), Croci rosse e mezze lune (Quaderni di Orfeo, Como 2007), Noi e loro (Donzelli, Roma 2008). È tradotto in inglese, francese, tedesco, spagnolo, olandese. 
Nel 1989 ha fondato e tuttora dirige per Marcos y Marcos il semestrale di teoria e pratica della traduzione letteraria "Testo a fronte" e le collane I Saggi di Testo a fronte e i Testi di Testo a fronte. Per lo stesso editore ha curato i volumi Ritmologia (2002), Mario Praz vent’anni dopo (2003) e La traduzione del testo poetico (2004). Per Mondadori ha tradotto Poeti romantici inglesi (2005) e curato opere di Byron, Coleridge, Wilde, Kipling. Premio Nazionale per la Traduzione della Presidenza della Repubblica (1993) e Premio per la Cultura della Presidenza del Consiglio (1998), dal 1994 collabora con il Servizio di Promozione del Libro e della Lettura presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. È stato rappresentante del governo italiano a Bruxelles in qualità di “esperto designato” sia nel progetto Arianne sia nel progetto Cultura 2000. È membro della commissione nazionale per i Premi Nazionali per la Traduzione. È autore di Più luce, padre. Dialogo su Dio, la guerra e l’omosessualità (Sossella, 2006), dei romanzi Reperto 74 (Zona 2008) e Zamel (Marcos y Marcos 2009). È giornalista pubblicista e professore ordinario di Critica Letteraria e Letterature Comparate. Ha insegnato nelle università di Bergamo, Cassino, Milano IULM, Parma e Torino.
 
IL LIBRO
Zamel
Perché è vero, tutto comincia con un insulto, sentito da bambino e non indirizzato a te, poi lo senti indirizzato a te e sogni di potertene liberare, ma dentro di te già sai che non sarà possibile. L’insulto è il primo e più dirompente mezzo di conoscenza che il mondo presenta all’omosessuale. Ancora peggio dell’insulto, è la barzelletta ascoltata da bambini in famiglia, la battuta del fratello maggiore, del cugino o persino del padre. Sono queste parole che per prime creano la nostra identità.”

Nabil si sente insultato, quando Aldo lo chiama zamel, frocio, dopo aver fatto l’amore con lui. Reagisce con violenza, lo uccide. Un epilogo tragico della nuova vita in Tunisia che Aldo aveva sognato come rifugio per sé, omosessuale che si sentiva ‘sbagliato’. Tra grigliate di pesce, incroci di sguardi amorosi e chiacchierate sulla spiaggia, l’amico Edo aveva tentato di convincere Aldo che non esiste colpa o malattia, ma una libertà sessuale da affermare, diritti da acquisire. Gli aveva ricordato storie di repressione e autorepressione: Wilde, Pasolini, Whitman, Pavese, Montale.
Ma i fantasmi culturali di Aldo sono duri a morire…
Un romanzo senza finzioni sul potere di uccidere delle parole.
 

SERGIO NAZZARO

Sergio Nazzaro è nato a Uster, in Svizzera, nel 1973. Giornalista pubblicista ha scritto reportage sulla criminalità per le agenzie di stampa Clorofilla.it, Left Avvenimenti, Megachip, Nazione Indiana. Ha collaborato con Radio Kossuth (Ungheria), il quotidiano «MF DNS» (Praga), «Rumore» e «Next Exit». Ha pubblicato Un giorno in Messico,…e forse anche ottobre, Qualcosa di sconosciuto: la poesia di György Petri. Scrive per «Il Pizzino». Vive al Sud.
 
IL LIBRO
“Io per fortuna c’ho la Camorra”
C’è un’altra Italia che vive sul confine tra la provincia di Caserta e Napoli. Posti come Mondragone, Castelvolturno, Arzano, Villa Literno, Aversa, Frattamaggiore. Un mondo a stento registrato dai media che se ne accorgono solo quando ci scappa un morto di troppo. Un mondo fatto di gente che ogni mattina riprende a lottare per la propria dignità senza alcuna garanzia di farcela e un mondo di gente che ha dichiarato guerra al mondo degli altri. E tra questi mondi allignano le storie di Sergio Nazzaro. Un giornalista scomodo che la Camorra e il Sud se li porta appiccicati nello sguardo e nel furore di una prosa parocca e risentita. Nazzaro affonda le mani in una realtà fatta di sfruttamento, dolore, disoccupazione, morte, violenza, sottosviluppo. Il suo sguardo registra le piccole cose delle grandi tragedie che nessuno vuole vedere.
Le storie che nessuno racconta diventano 24 ore in terra di Camorra: un giorno come tanti altri. Rivelandone la tessitura segreta. I legami col resto del mondo. Nazzaro in queste vicende marginali di muratori abusivi, poliziotti mortuari, legionari napoletani, avvocati cocainomani, spacciatori e vedove di morti ammazzati, ci entra con tutte le scarpe. La sua rabbia è una disperata forma di compassione. Un atto di solidarietà e cruda testimonianza scandito con  il ritmo serrato del vero romanzo d’azione. Un romanzo duro e bruciante come la vita di tutti i giorni, tra l’Asse mediano e la Domiziana.
 
«Sei uno di cui mi fido e ne abbiamo vista qualcuna insieme, soltanto chi rischia insieme sa cosa significa questo maledetto lavoro e questa maledetta terra»
Roberto Saviano

 

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