Isabelle Caro
Isabelle Caro, questo è il nome della ragazza di 25 chili, con solo 2 litri di sangue nelle vene, ha cominciato ad uscire allo scoperto, adesso anche in un libro autobiografico, “La ragazza che non voleva crescere”, che esce in questi giorni in Francia, nel quale racconta la sua storia fatta di dolore e sofferenze di una bambina rinchiusa in casa per 11 anni da una madre affetta da depressione, che le ha fatto conoscere l'inferno per paura di farla crescere.
È lei la ragazza anoressica protagonista della campagna pubblicitaria del 2007 di Nolita, il fashion brand del gruppo Flash&Partners. La modella francese accettò  di esporsi nuda allo scatto di Oliviero Toscani per mostrare a tutti la realtà di una malattia che insieme alla bulimia, vede coinvolte oltre due milioni di persone in Italia.
Oggi Isabelle Caro ha 27 anni, è passata da 25 a 35 chili, ha ripreso a studiare nella sua scola di recitazione, sta facendo le prove per uno spettacolo teatrale e soprattutto sta creando un'associazione per aiutare le ragazze anoressiche.

La ragazza che non voleva crescere (Cairo editore, 2009)
La storia. La bambina non può uscire di casa se non di rado e coperta da strati di sciarpe, non può giocare con gli altri bambini e non può andare a scuola: rimane segregata per anni in casa sotto la gelosissima custodia di una madre, che, tuttavia, non ha cuore che per l’uomo che ha perduto. Isabelle sogna di avere per sé quella venerazione e, nella sua ingenuità infantile, si convince di poterla ottenere assecondando ogni desiderio materno. Un giorno, pesata e misurata in ospedale, legge del disappunto nel volto della madre e, mortificata, pensa di porvi rimedio smettendo di alimentarsi.
A questo episodio Isabelle Caro fa risalire l’inizio della sua malattia, la quale diviene suo malgrado la vera protagonista d’un libro nato in realtà proprio dal bisogno di togliere protagonismo alla patologia e rivelare la persona che vive dietro di essa.

“Sul cartellone c’è la foto di una donna. O, almeno, di una creatura di sesso femminile, a giudicare dalle due piccole sacche di pelle rugosa che pendono al posto dei seni. Sì, perché di fronte all’obiettivo c’è una creatura completamente nuda. Seduta su uno sfondo grigio sfumato, una gamba allungata e l’altra leggermente piegata in modo che solo il pube sfugga allo sguardo. Le ossa, in compenso, si vedono bene. Mi fa vergognare questa foto. Perché è la mia foto".
Inizia così il racconto della vita di Isabelle, la cui gigantografia si è impressa nella mente di tutti, ha scosso la coscienza di molti.
Dai cartelloni pubblicitari a ritroso fino all’infanzia nella regione di Parigi, all’ombra di una madre sofferente e di due padri, quello naturale e quello putativo, entrambi assenti.

Isabelle è una bambina reclusa, tenuta lontana dai giochi in giardino, costretta a indossare vestiti troppo piccoli, scarpe troppo strette. La madre non vuole perderla, vederla crescere e andare nel mondo. Per amore, per paura, per follia.
Inizia così la discesa di Isabelle nell’inferno dell’anoressia; giornate scandite dalla bilancia, dal calcolo ossessivo delle calorie fino ai primi ricoveri in ospedale dello scheletro che cammina.
Anni ritmati dall’oppressione della madre, dall’indifferenza dei medici, dall’inadeguatezza delle strutture, dall’ignoranza di tutti gli altri. Ma anche dagli sforzi sovrumani per uscire dal tunnel che porta sulla soglia della morte.

Perché Isabelle ha combattuto contro la sua malattia eppure è qui a testimoniare che vincere questa battaglia si può. Non c’è amarezza nelle sue parole, anche le più crude, ma la speranza che per ogni persona indifferente, ce ne sarà un’ altra pronta a capire, aiutare.
La ragazza che non voleva e non sapeva crescere oggi emana una grande forza che ci impone di non distogliere più lo sguardo.

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